28/03/26 – ASSEMBLEA GENERALE DELL’ASSOCIAZIONE
In data 28/03/26 a Vago di Lavagno nei pressi di Verona si è svolta l’assemblea generale della Associazione durante la quale si è anche approvato il bilancio del 2025.
Nella sua relazione il Presidente è partito dalle esperienze fatte durante il 2025 le quali hanno evidenziato alcune novità. La novità principale è la coscienza che, tramite il lavoro, ci è chiesto di costruire relazioni. Il cardinale Pizzaballa ci aveva detto: “Fino ad ora la Chiesa ha costruito scuole, ospedali, chiese, ecc., ora è chiamata a costruire rapporti”. Abbiamo raccolto questo invito non solo per le parole che ci sono state dette, ma anche per le esperienze fatte che ci facevano comprendere quanto questo fosse vero. A questo proposito abbiamo ascoltato l’esperienza fatta a settembre a Gerusalemme presso suor Valentina delle suore di san Giuseppe dell’apparizione, quella fatta a Roma presso la scuola parentale La Nave di Telemaco, quella fatta a Chioggia dove si sono coinvolti con noi due amici palestinesi che lavorano presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Nazareth, Jalal e Habib e quella fatta a Napoli da padre Gianfranco Pinto Ostuni. La stessa esperienza si è fatta lo scorso dicembre quando il Presidente, con due amici, ha fatto un viaggio di 5 giorni per andare a trovare gli amici in Terrasanta. Gli amici di Betlemme ci hanno detto che loro desiderano stare con noi quando siamo là perché attraverso noi hanno compreso come Cristo ha a che fare con la loro vita e che questa amicizia nata li aiuta a stare in quella terra. Ci si è accorti, inoltre, che la Gelmini, nel tempo, ha veramente costruito un patrimonio di rapporti che non possono essere persi. Ci si è resi conto che ci si deve fare carico di questo patrimonio anche utilizzando viaggi ad hoc di 4/5 giorni per incontrare questi amici. Anche il modo con cui si guarda al lavoro deve cambiare. Non perché si deve lavorare meno, ma perché si deve lavorare avendo nel cuore questi amici e quindi la necessità di non lasciare al caso l’incontro con loro. Sono come noi, sono la nostra stessa storia, sono le pietre vive di quella terra santa. L’altra cosa che è emersa è che le cose che facciamo (gesti, viaggi in Italia o in Terrasanta, momenti di incontro, ….) devono essere preparati, non lasciati al caso. Abbiamo capito che questo è una educazione a non lasciare che le cose vadano come capita, ma che ci deve essere una ipotesi di lavoro da perseguire in quello che si fa, si deve cercare di portarla avanti nl lavoro, la si deve giudicare alla fine per vedere quello che è accaduto e quello che ne è uscito, in peggio o in meglio ed, eventualmente, come correggersi e come accorgersi di quello che lo Spirito Santo ha compiuto di più grande rispetto a quello he noi pensvamo. Abbiamo avuto anche il dono di un collegamento da Gerusalemme col Custode di Terrasanta padre Ielpo. Ci ha ringraziato per l’opera che stiamo portando avanti e ci ha invitati ad accorgerci, nel nostro fare, che è un Altro che, come per i discepoli nella lavanda dei piedi, si è fatto servo per noi e ci ha salvati, ci ha scelti facendoci parte con Lui e, quindi, che il nostro fare abbia sempre di più la coscienza di questo. Ci è evidente che noi non ci siamo scelti; ci siamo trovati assieme non perché ci conoscevamo e lo abbiamo scelto, ma perché, toccati dai racconti di qualcuno, abbiamo deciso di aderire anche noi questa storia. Ci siamo lasciati chiedendoci di portare a casa le cose che ci siamo dette per farle diventare il lavoro di questo nuovo anno nella speranza che questa guerra finisca per potere tornare ancora in Terrasanta a lavorare e a incontrare gli amici che là abbiamo.








